Dormire sotto le stelle del deserto del Sahara era uno dei miei più grandi desideri.

Abbiamo prenotato la gita di due giorni e una notte direttamente nel riad in cui stavamo alloggiando a Marrakech.

Partenza all'alba, viaggio verso Zagora passando per Ouarzazate. Durante il tragitto si nota gradualmente il cambiamento di paesaggio, il verde si fa sempre meno per lasciare spazio alle sfumature di rosso e aranzione della sabbia.

La prima tappa è l’antica città fortificata di Ait-Ben-Haddou uno dei luoghi più rappresentativi (e più fotografati) del Marocco nonché patrimonio dell'UNESCO. Non a caso è stato scelto per le riprese di numerosi film, da Gesù di Nazareth, Il gladiatore fino alla conosciuta serie tv Game of thrones.

La seconda fermata è nella valle di Draa, rinomata per i suoi spettacolari ksour e kasbah.
Al termine della giornata arriviamo a  Zagora, ormai si era fatto buio e a dorso di un cammello ci addentriamo nel deserto per raggiungere le tende in cui dormiremo.

Percorrere il deserto di notte sotto le stelle a dorso di un cammello è stata un'esperienza fantastica, non si riusciva a vedere ad un palmo dal naso per quanto fosse buio, però avendo esperti beduini come guide potevamo goderci la vista delle stelle così belle da togliere il fiato.

A fine giornata abbiamo gustato una deliziosa cena in un bivacco tra le dune di Zagora.

Come descrivere la notte nel deserto? mi viene in mente solo una parola FREDDA!

La notte più fredda (ad oggi) della nostra vita. Quindi aveste intenzione di fare una notte nel deserto portate l'abbigliamento adatto.

Il giorno dopo sveglia prestissimo, contenti come bambini il giorno di natale di poter vedere l'alba nel deserto.

Ancora infreddoliti dalla notte passata aspettiamo il sorgere del sole; inutile dirlo, uno spettacolo mozzafiato.

Dopo esserci goduti lo spettacolo di madre natura ripartiamo tra le dune a dorso del cammello, prima di fare ritorno a Marrakech passiamo per le montagne dell'Alto Atlante.

Cosa portare nel deserto del Sahara

Azrou, cittadina dal caratteristico aspetto montano, ricco di casette con giardino disposte in modo talmente ordinato da farci sentire in Svizzera.

Lasciamo Azrou diretti verso sud, ma non senza visitare una delle aree più particolari dei dintorni del paese.

Alcuni chilometri dopo le ultime abitazioni la strada si tuffa in una natura lussureggiante e ricca di verde. Tutto intorno crescono alti pini e si distendono verdeggianti prati rigogliosi, è qui che inizia la Foresta di Cedri.

Arriviamo alla fine della strada asfaltata e lasciamo la macchina parcheggiata per iniziare la passeggiata a piedi in cerca delle famose bertucce presenti nella foresta. Sono bastati pochi passi per vedere le prime scimmiette. Nel piazzale principale sono presenti stand per l'acquisto di noccioline da dare alle bertucce.

 

Dopo qualche ora passata ad osservare e fotografare la foresta e le bertucce ci incamminiamo per tornare indietro e tornare a Casablanca dove ci fermeremo per la notte, prima di arrivare l'indomani a Marrakech e partire per il deserto di Zagora.

Non è un set cinematografico ed esiste davvero. E’ la città blu del Marocco, Chefchaouen. Incorniciata dalle vette del Rif, è una delle città più belle del Nord Africa e – anche se il turismo ha preso piede negli ultimi anni – va detto che a Chefchaouen non si arriva rapidamente, per cui è ancora oggi esclusa dai tour più classici. Però non è impossibile arrivarci, ha collegamenti con pullman da varie città come Fez e Tangeri, e nel caso in cui aveste affittato un auto, come noi, l’unica vostra preoccupazione sarà quella di impostare il navigatore e di trovare un buon parcheggio in città fuori dalla medina.

Si va a Chefchaouen per perdersi, letteralmente e metaforicamente. Non ci sono indirizzi particolari da menzionare né musei da visitare, questa piccola cittadina è un groviglio di vicoli, angoli nascosti e scale improvvisate che vi faranno sognare, facendovi vivere un giorno come dentro ad un acquario. La parte caratteristica, tutta dipinta di blu, si concentra nella Medina, un luogo così affascinante ed esotico che non puoi fare a meno di amare al primo sguardo.

Sul perché questa città sia dipinta di blu ci sono diverse teorie, alcuni sostengono che siano stati gli ebrei a dipingere le abitazioni per richiamare il colore blu del paradiso, secondo altri invece il motivo è puramente pratico: il blu funziona come repellente per le zanzare.

Dopo aver passato la giornata tra salite, discese e tè alla menta, andiamo a mangiare in un ristorante tipico marocchino nella piazza Outa-el-Hammam.

Dopo cena andiamo nel nostro bed & breackfast a riposarci perchè il giorno dopo saremmo partiti per Fes.

 

Rabat, capitale del Marocco ma meta non molto ambita dai turisti.

Si tratta di una città in forte sviluppo e cambiamento. Ci sono cantieri attivi in ogni dove, ma il centro storico è ancora davvero autentico con molta vita.

Nel complesso a Rabat si può dedicare una giornata o addirittura due.

Come la maggior parte delle località del Marocco, l’essenza si concentra nella Medina, con le sue viuzze strette e contorte piene di vita. È una medina pulita, ordinata e rispetto ad altre è abbastanza facile orientarsi.

Uscendo dalla mediana se si continua camminando con il mare alla nostra destra, velocemente ci avvicineremo al quartiere conosciuto come la Kasbah degli Oudaya, una zona dove predomina l’azzurro delle facciate dei palazzi; colore dovuto non tanto per rimanere in tono con il mare adiacente, ma perché tale è il colore della calce utilizzata per tenere lontane le zanzare. Visitando la Kasbah si arriverà al conosciuto Café Moura

dove sarà possibile prendere tranquillamente un tè marocchino (con menta e zucchero) per solo 10 MAD avendo una stupenda vista verso Salé e il mare.

Prendendo un “Petit Taxi” è possibile raggiungere Chellah.

Chellah è una fortezza che custodisce importantissime testimonianze romane come un Foro, un Hammam, etc. È un sito molto bello sia per la conservazione così come per la convivenza di resti fenici, romani, cartaginesi e arabi in uno spazio delimitato. Un luogo per il quale vale la pena spendere i 10 MAD richiesti.

Un'altra meta che non può mancare per la visita di Rabat è la Torre Hassan, i resti di una antica moschea del XII secolo composta dal minareto progettato dallo stesso architetto della Giralda di Siviglia.

La sera dopo aver mangiato in uno dei numerosi ristoranti tipici marocchini siamo tornati nel nostro riad.

Il giorno dopo saremmo partiti per Chefchaouen.

 

 

 

Una gemma caotica del Nord Africa rivisitata in chiave moderna, dove coesistono forti elementi della tradizione ma anche fattori di contemporaneità.

È una città da respirare, con i suoi profumi e i suoi odori acri.

È una città da ascoltare, con le voci dei mercanti e il suono del flauto magico degli incantatori di serpenti che non smette mai di suonare.

È una città da vedere; non per altro viene chiamata “la città rossa” per via del colore delle sue case che, per regolamento cittadino, devono essere assolutamente rosso ocra, come il colore della terra che la circonda.

Insomma è una città da vivere.

Siamo atterrati intorno alle 15:00, dopo il disbrigo delle formalità aeroportuali la prima cosa che abbiamo fatto è stata acquistare una sim locale, cosa che consiglio vivamente a tutti. Trovo sia il modo più economico per poter usufruire di internet senza problemi di connessione e quindi rimanere sempre in contatto con l'Italia, ma ancora più importante, di poter utilizzare le varie mappe online (indispensabili per un viaggio fly&drive come il nostro).

Dopo aver preso l'auto ci siamo diretti verso il riad. Fortunatamente avevamo un posteggio lì vicino nel quale abbiamo potuto lasciare l'auto e non spostarla per tutto il soggiorno. Appena arrivati alla porta d'ingresso del riad non eravamo molto convinti di essere nel posto giusto, sembrava l'ingresso di una casa privata e non di una struttura ricettiva; però non appena entrati siamo rimasti sorpresi da quello che nascondeva quel palazzo così anonimo all'esterno ma ricco di dettagli all'interno.

Più tardi ci siamo diretti verso il cuore della città, il souk.

Il souk comprende i mercati di strada che sono caratteristici della Medina, la parte antica della città racchiusa da mura imperiali.

Tantissimi sono i vicoli che partono dalla piazza Jemaa el-Fna e si diramano verso nord in quello che sembra un groviglio inestricabile.

Aromi di cumino e carne alla griglia si mescolano in anguste vie dove il sole filtra attraverso le tettoie in legno di palma e i negozianti attirano la vostra attenzione salutandovi in varie lingue diverse; è un eccitante fermento di gente che vende e che compra, di motorini che schivano i passanti come in un video games.

Potrà sembrare impossibile ma all'interno dei vicoletti così caotici si possono trovare giardini bellissimi.

Li consideravamo oasi di pace, nel caos della vita in città; luoghi che fanno perdere la cognizione di tempo e spazio.

Il primo giardino che abbiamo scoperto perdendoci per le vie del souk è stato le jardin secret. Spinti dalla curiosità del nome, abbiamo trovato un piccolo gioiello nel cuore della città vecchia. Si tratta di un giardino con entrata a pagamento (50 Dhs), quando entri in questo luogo ogni rumore si attenua nonostante si trovi all'interno della Medina. Si tratta di un doppio giardino, che riprende le forme e i contenuti della tradizione islamica, corredato di edifici storici, alberi da frutto, fiori, uccellini cinguettanti, e acqua che sgorga dalle fontane e scorre nelle tubature antiche di secoli.

Dopo il tramonto l’aria di piazza Jemaa el-Fna si riempie di fumo aromatico, di musica marocchina e l’area si trasforma in uno dei più frequentati ristoranti all’aperto del mondo con bancarelle di carne cotta sulla brace, pesce, lumache in umido e tutti gli alimenti marocchini tipici.

Il secondo giorno lo iniziamo andando alla scoperta di uno dei giardini più belli del mondo, divenuto negli anni fonte d'ispirazione anche per Yves Saint Laurent, le Jardin Majorelle (70Dhs).

Con una storia che risale agli inizi del ‘900, le Jardin Majorelle è un luogo magico in cui i colori e la natura ti avvolgono e ti accompagnano in un luogo che sembra uscito da una fiaba esotica.

Quel blu indimenticabile, così unico da diventare il “bleu majorelle”.

Yves Saint Laurent e Pierre Bergé scoprirono il giardino durante il loro primo soggiorno a Marrakech, rimanendo incantati dalla struttura comprarono il giardino. I nuovi proprietari decisero di vivere nella casa dell'artista Jacques Majorelle, ribattezzata Villa Oasis, e intrapresero un ampio lavoro di restauro.

Le ceneri di Yves Saint Laurent sono state cosparse nel roseto della Villa Oasis, e un memoriale in suo onore venne eretto nel giardino.

Un’altra tappa molto interessante che abbiamo fatto a Marrakech è stata la visita alle concerie.
Siamo stati avvicinati da un signore che, senza chiedercelo, ha deciso di farci da guida. (Guida bene accetta dal momento che da questo punto in poi si entra in un’area “di lavoro”, non certamente in una strada qualsiasi aperta a tutti).
Ci hanno dato due rametti di menta, indicandoci di metterli sotto il naso qualora avessimo avvertito un odore troppo sgradevole.
Entrando nelle concerie abbiamo percorso una stradina che costeggia i vasconi. Qui la guida ci ha spiegato alcune fasi di lavorazione delle pelli, fra cui l’immersione in acqua, lo sbiancamento delle pelli e la loro essiccazione.

Una volta usciti dalla conceria, come per magia, ci siamo ritrovati nel negozio di articoli in cuoio e pelle di un amico/parente della guida. Qui ci sono stati mostrati vari articoli e abbiamo potuto provare la vera contrattazione marocchina.

La sera abbiamo deciso di cenare su una delle numerose terrazze presenti in piazza Jemaa el-Fna.

Dopo aver passato la serata in piazza ad ammirare balli e ad ascoltare i musicisti improvvisati decidiamo di rientrare nel Riad per riposarci. Il giorno dopo saremmo partiti per Casablanca.

Natale in Marocco? perchè no!

Uno di quei biglietti aerei che acquisti spinto dal prezzo senza rifletterci troppo.

Inutile negarlo: ci sono alcuni luoghi che portano sulle spalle il fardello di innumerevoli stereotipi e preconcetti e, volente o nolente, a volte ci entrano in testa senza permetterci di ragionarci un po’ su.

L' unico modo per poterli eliminare è viaggiare.

Il nostro itinerario in Marocco ci ha portati a toccare con mano luoghi splendidi, dal deserto alle città, dai souk incasinati al silenzio dei riad, abbiamo avuto la possibilità di imbatterci in posti unici, attraverso un percorso che ha accarezzato il cuore del paese.

Un Fly & Drive di 12 giorni;

Abbiamo utilizzato l’aeroporto di Marrakech sia per l’arrivo che per il ritorno, tuttavia la scelta di due aeroporti diversi (in Marocco ce ne sono molti) potrebbe far guadagnare tempo.

Abbiamo quasi sempre alloggiato in Riad; ossia abitazioni tradizionali, costruite intorno a un giardino o a un cortile interno.

Negli ultimi anni, molte di queste abitazioni sono state restaurate e trasformate in alloggi per noi turisti: il riad è ormai conosciuto internazionalmente come una tipica struttura ospitale del Marocco.

Il nostro itinerario:

Giorno 1: Arrivo a Marrakech intorno alle 15:00; ritiro dell'auto a noleggio in aeroporto; giornata a Marrakech; Notte in Riad

Giorno 2: Intera giornata a Marrakech; notte in riad

Giorno 3: Partenza al mattino per Casablanca; Giornata nella città; notte in hotel

Giorno 4: Partenza per Rabat; Giornata nella città; notte in riad

Giorno 5: Partenza per Chefchaouen; Giornata nella città; notte in bed&breakfast

Giorno 6: Partenza per Fes; Giornata nella città; notte in riad

Giorno 7: Partenza per Meknes; Giornata nella città; notte in riad

Giorno 8: Partenza per Azrou; Pomeriggio nella foresta; Partenza per Casablanca; notte in hotel

Giorno 9: Partenza per Marrakech; Giornata a Marrakech; notte in riad

Giorno 10: Partenza per Zagora; Visita kasbah Ait-Ben-Haddou; notte in campo tendato

Giorno 11: Partenza per Marrakech; notte in riad

Giorno 12: Giornata a Marrakech; riconsegna auto in aeroporto; notte in aeroporto

Giorno 13: Partenza per Milano

E’ stato un viaggio che ci ha lasciato tanto, rivoltandoci come calzini per farci capire che non è mai come te lo aspetti, che può essere tanto o poco, fuoco o ghiaccio e donarti tutto o niente.

 

 

Certi scorci non sanno che farsene dei filtri fotografici: a colorarli con mille sfumature ci ha pensato la Natura. Dalla Cina all'America, ecco i paesaggi arcobaleno da ammirare nelle giornate più grigie.

Caño Cristales River - COLOMBIA

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Lo chiamano "il fiume dai 5 colori", o "arcobaleno liquido": in effetti il Caño Cristales, in Colombia, offre una gamma di colori che spazia dal giallo al rosso, al verde, passando per nero e blu. Il rosso vivo è prodotto da un'alga, la Macarenia clavigera, che fiorisce sui fondali da settembre a novembre, quando l'acqua è più bassa e più facilmente scaldata dal Sole.

Kawachi Fuji Garden - GIAPPONE

Si tratta di florido giardino colorato da 150 piante di glicine che potrebbe sembrare dipinto da un artista impressionista. E invece a fare la magia è la natura che si è letteralmente impossessata di questo lato di città, offrendo la possibilità di camminare attraverso un’esplosione di colori.

Grand Prismatic Spring - USA

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I colori abbaglianti della Grand Prismatic Spring, la sorgente termale più grande degli Stati Uniti nonché la terza più grande al mondo, sono dovuti alla presenza di particolari batteri nelle sue acque altamente mineralizzate. La sorgente si trova nel Parco Nazionale dello Yellowstone, Wyoming.

Red seabeach - CINA

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In una delle più grandi paludi al mondo, la composizione alcalina del terreno favorisce la crescita di alghe marine del genere Suaeda. Siamo nella Red seabeach, nella contea cinese di Dawa, e questo è lo spettacolo cui possiamo assistere.

Lake Hillier - AUSTRALIA

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Il lago di colore rosa, si trova nei pressi di Middle Island, la più grande delle isole che compongono l'arcipelago Recherche, al largo della costa di Esperance. l'origine del colore del è ancora sconosciuta, ma forse la strana tonalità è dovuta alla presenza di particolari batteri nelle sue acque, innocue per i bagnanti.

Grand Canyon - ARIZONA

Sono proprio le infinite sfumature di rosso ad aver reso il Grand Canyon una delle attrazioni naturali più amate e visitate del mondo.

Chefchaouen - MAROCCO

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Sul perché questa città sia dipinta di blu ci sono diverse teorie, alcuni sostengono che siano stati gli ebrei a dipingere le abitazioni per richiamare il colore blu del paradiso, secondo altri invece il motivo è puramente pratico: il blu funziona come repellente per le zanzare.

Montaña de Siete Colores - PERU

Sembra un dipinto, invece è tutto vero. Quando il ghiaccio che copriva il Vinicunca si è disciolto ha rivelato al mondo l’incredibile bellezza che nascondeva, ovvero i diversi strati minerali di cui la roccia era composta. Il rosso proviene dal ferro ossidato (noto anche come ruggine), il giallo è dovuto alla presenza di solfuro di ferro, il marrone porpora deriva dalla goethite o dalla limonite ossidata, e il clorito è ciò che causa la diversa tonalità di verde (esclusa la vegetazione).

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