Due sono i paesi, che ne concentrano i luoghi più significativi, l’Uzbekistan e la Cina. Anche se il percorso in realtà iniziava da quest’ultimo immenso stato, dove montagne e deserti, millenni fa, rendevano difficili certi spostamenti, noi partiremo da quello più vicino, vale a dire dall’Uzbekistan. Nel mezzo della Via della Seta si trovava infatti l’Asia Centrale, vasto territorio di smistamento, che riforniva i mercanti di cavalli e cammelli battriani con due gobbe, per consentire il commercio nelle due direzioni. Le città di Bukhara e Samarcanda erano degli ideali punti di sosta a metà del percorso, lungo il quale sorsero i caravanserragli, i rabat, che fornivano alloggio, stalle e magazzini. Questo portò ricchezza alle popolazioni del luogo, fra cui i turchi kok (blu), inizialmente nomadi delle steppe, e favorì anche la nascita di meravigliosi centri urbani.

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Intorno a Bukhara, che sorge in un’oasi verdeggiante lungo il corso inferiore del fiume Zeravshan, vicino al deserto del Kyzylkum, convergevano le vie carovaniere e fiorivano i commerci, che si spingevano fin sulle rive del Mediterraneo, portando in questo luogo mitico, circondato di leggende, anche i mercanti veneziani. Capitale dello stato samanide nei secoli IX e X, la “nobile Bukhara” fu anche il cuore culturale e religioso dell’Asia Centrale, ed è infatti detta “il pilastro dell’Islam ”. Il suo nome si lega ai poeti Firdausi e Rudaki, di grande importanza nel mondo islamico-persiano, ed al filosofo-scienziato Ibn Sina. Nel centro storico di Bukhara, incredibilmente ben preservato, dominato dalla grandiosa cittadella Ark, si respirano ancora atmosfere inimmaginabili in altri luoghi. Sotto tutela architettonica, ed in gran parte ancora abitato, esso è un susseguirsi di antiche madrasa, scuole islamiche, fra cui quella di Ulugbek, decorata in piastrelle blu, di bazar coperti, brulicanti di merci e, naturalmente, di moschee, come la Maghiki-Attar, la più antica dell’Asia Centrale. Il Minareto Kalon, eretto nel 1127, era all’epoca il più alto della regione e, per la sua straordinaria struttura e bellezza, dovuta alle 14 strisce decorative blu, tutte diverse l’una dall’altra, fu risparmiato da Gengis Khan, autore di molte altre distruzioni, come quella della moschea, che si trovava ai suoi piedi. Questa fu poi sostituita nel XVI secolo dall’attuale moschea Kalon, destinata alle grandi assemblee, e davanti alla quale sta la bella madrasa Mir-i-Arab, dalle luminose cupole blu. Se il punto più quieto e suggestivo della città è la piazza Lyabi-Haus, che si sviluppa intorno ad una vasca all’ombra dei gelsi, mentre uno dei più antichi, preziosi monumenti cittadini, il mausoleo di Ismail Samani, tutto in mattoni, ed unico in Asia Centrale, costruito dal fondatore della dinastia Samanide, sorge nel parco a lui dedicato.

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Ma forse nessun altro nome riporta più alla mente la Via della Seta, di quello di Samarcanda, la gloriosa città cantata dai poeti e da cantautori come il nostro Roberto Vecchioni. Fra le più antiche del mondo, già menzionata all’epoca delle spedizioni di Alessandro il Macedone, ha vissuto un alternarsi di splendori e decadenza e la sua fama è strettamente legata a Tamerlano (Timur), che nella seconda metà del XV secolo creò un enorme impero, proclamandola sua capitale. La piazza centrale dell’antica Samarcanda è il Registan, magnifico complesso architettonico, ricoperto di piastrelle policrome, che disegnano splendide decorazioni, comprendente le madrasa Ulug Bek (XVI sec.), Sher-Dor e Tilla-Kari (XVII secolo). A nord-est del Registan è la moschea Bibi–Hanim, gioiello dell’impero di Tamerlano, completata solo alla sua morte. Vicino ad essa si dispiega il coloratissimo bazar, dove trovare le merci più svariate, fra cui la seta con i tipici motivi geometrici uzbeki, i ricami, i tappeti, mentre il luogo più suggestivo della città rimane la necropoli Shah-i Zindah, un viale di tombe situato ad est di Bibi-Hanim, insieme di costruzioni commemorative e religiose del XV-XVI secolo, unico per il numero e lo stato di conservazione dei suoi monumenti e per la varietà di espressioni dell’arte ceramica. Tamerlano, due figlie e due nipoti, fra cui l’astronomo Ulugbeg vi riposano nel Mausoleo Gur Amir, modesto rispetto alle altre sepolture, sormontato da una cupola azzurra.

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Caleidoscopio di ricchezze culturali e paesaggistiche, senza dimenticare l'offerta gastronomica, ricettiva e termale, il Paese del Sol Levante riserva meraviglie che sorprendono i suoi visitatori.

La parola che racchiude l'essenza del Giappone è "armonia con la natura", un'armonia che ritroviamo in ogni aspetto della vita di questo Paese.

Si può partire dal cibo; in Giappone infatti convivono numerose tradizioni culinarie. Alcune sono ben conosciute in Occidente, altre invece come il "Washoku", aspettano solo di essere scoperte. Washoku letteralmente significa "cibo giapponese" ma racchiude in se un significato speciale, evocato dal "kanji 'wa", che vuol dire armonia. Tutto ruota intorno al rispetto della natura e all'alternanza delle stagioni, i cui prodotti vengono raccolti o pescati  nel loro miglior momento stagionale, chiamato "shun", dopodichè intagliati ed accostati come fossero opere d'arte.

Raw Fish Slice, Gourmet, Kaiseki, SalmonPike Ssam, Spice Up The Pike, The Korean Spice Pike

Anche dal punto di vista architettonico l'armonia è fondamentale. In Giappone coesistono tradizione e modernità, che si possono ammirare nella struttura in legno più antica al mondo, il Tempio di Horyu-ji, e quella più grande al mondo, il Tempio di Todai-ji. I progetti ed i materiali contemporanei possono differire da quelli utilizzati in passato, ma la tradizione che sottolinea l'armonia necessaria con la natura è sopravvissuta e si esprime in molti dei capolavori progettati dagli architetti giapponesi.

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Il Giappone vanta  22 luoghi Patrimonio Unesco, a loro volta suddivisi in 18 della cultura e 4 della natura. E' un paese che soddisferà tutti quanti. Gli appassionati di cicloturismo possono contare su molteplici intinerari pensati apposta per loro e in numero superiore alle aspettative. Meritevole di menzione è la pista ciclabile Shimanami Kaido, che si snoda tra le isole del mare interno di Seto.

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Ci sono anche possibilità di trekking; basti pensare a Yakushima il cui clima varia passando da quello caratteristico di un luogo sub-tropicale a quello tipico di una latitudine sub-artica. Foreste, cascate e spiagge moltiplicano la possibilità di fare attività all'aria aperta. Dal kayak allo snorkeling, ma il trekking verso lo "Jomon sugi" simbolo di Yakushima, rimane la scelta obbligata per chi visita l'isola.

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Poi c'è Miyakejima, che fa parte delle isole Izu ed è il luogo ideale per condividere i ritmi quotidianio dei pescatori nei villaggi e fare attività marine, dalla pesca al nuoto con i delfini, dal cicloturismo all'hiking alle pendici di un vulcano. Per gli amanti del birdwatching, oltre alle numerose specie di volatili presenti, l'isola di distingue per una specie endemica di merlo.

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A quasi due ore di volo da Tokyo, inoltre, si trova il parco naturalistico Tancho Zuru, mentre a oriente nell'isola di Hokkaido c'è il Parco Naturale di Shiretoko. A nord dell'isola di Okinawa, è consigliata una visita alla foresta di Yanbaru, mentre per gli appassionati della fauna marina c'è la baia di Kabira, inserita nella guida verde Michelin e che fa parte del parco nazionale di Iriomote-Ishigaki: nove isolette deserte da esplorare con il sup, da cui osservare il sottofondo marino.

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Per chi preferisce il pellegrinaggio c'è il Kumano Kodo, rete di sentieri nella regione del Kansai. I "Kodo", cioè le antiche strade percorse da oltre 1000 anni dai monaci e dai pellegrini tra le diverse aree sacre della penisola di Kili, sono parte del patrimonio Unesco.

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Una chicca è infine Shikoku, la più piccola e meno popolata tra le quattro isole maggiori del Giappone, da cui partono escursioni giornaliere dirette alle isole del Mare interno di Seto e in cui troviamo la Valle di Iya, luogo straordinario e meta di escrursionismo con le gole dalle pareti a picco e montagne ricoperte di fitti boschi. Le strade strette e tortuose e le gelide acque azzurre del fiume Yoshino permettono escursioni nella zona del monte Tsurugi e rafting nelle gole di Oboke e Koboke. Imprescindibile, inoltre, è l'attraversamento del ponte di liane Kazura-bashi per ammirare la cascata di 50 metri Biwa-no-taki.

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Fonte: Il Giornale del Turismo
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