Marrakech

Una gemma caotica del Nord Africa rivisitata in chiave moderna, dove coesistono forti elementi della tradizione ma anche fattori di contemporaneità.

È una città da respirare, con i suoi profumi e i suoi odori acri.

È una città da ascoltare, con le voci dei mercanti e il suono del flauto magico degli incantatori di serpenti che non smette mai di suonare.

È una città da vedere; non per altro viene chiamata “la città rossa” per via del colore delle sue case che, per regolamento cittadino, devono essere assolutamente rosso ocra, come il colore della terra che la circonda.

Insomma è una città da vivere.

Siamo atterrati intorno alle 15:00, dopo il disbrigo delle formalità aeroportuali la prima cosa che abbiamo fatto è stata acquistare una sim locale, cosa che consiglio vivamente a tutti. Trovo sia il modo più economico per poter usufruire di internet senza problemi di connessione e quindi rimanere sempre in contatto con l'Italia, ma ancora più importante, di poter utilizzare le varie mappe online (indispensabili per un viaggio fly&drive come il nostro).

Dopo aver preso l'auto ci siamo diretti verso il riad. Fortunatamente avevamo un posteggio lì vicino nel quale abbiamo potuto lasciare l'auto e non spostarla per tutto il soggiorno. Appena arrivati alla porta d'ingresso del riad non eravamo molto convinti di essere nel posto giusto, sembrava l'ingresso di una casa privata e non di una struttura ricettiva; però non appena entrati siamo rimasti sorpresi da quello che nascondeva quel palazzo così anonimo all'esterno ma ricco di dettagli all'interno.

Più tardi ci siamo diretti verso il cuore della città, il souk.

Il souk comprende i mercati di strada che sono caratteristici della Medina, la parte antica della città racchiusa da mura imperiali.

Tantissimi sono i vicoli che partono dalla piazza Jemaa el-Fna e si diramano verso nord in quello che sembra un groviglio inestricabile.

Aromi di cumino e carne alla griglia si mescolano in anguste vie dove il sole filtra attraverso le tettoie in legno di palma e i negozianti attirano la vostra attenzione salutandovi in varie lingue diverse; è un eccitante fermento di gente che vende e che compra, di motorini che schivano i passanti come in un video games.

Potrà sembrare impossibile ma all'interno dei vicoletti così caotici si possono trovare giardini bellissimi.

Li consideravamo oasi di pace, nel caos della vita in città; luoghi che fanno perdere la cognizione di tempo e spazio.

Il primo giardino che abbiamo scoperto perdendoci per le vie del souk è stato le jardin secret. Spinti dalla curiosità del nome, abbiamo trovato un piccolo gioiello nel cuore della città vecchia. Si tratta di un giardino con entrata a pagamento (50 Dhs), quando entri in questo luogo ogni rumore si attenua nonostante si trovi all'interno della Medina. Si tratta di un doppio giardino, che riprende le forme e i contenuti della tradizione islamica, corredato di edifici storici, alberi da frutto, fiori, uccellini cinguettanti, e acqua che sgorga dalle fontane e scorre nelle tubature antiche di secoli.

Dopo il tramonto l’aria di piazza Jemaa el-Fna si riempie di fumo aromatico, di musica marocchina e l’area si trasforma in uno dei più frequentati ristoranti all’aperto del mondo con bancarelle di carne cotta sulla brace, pesce, lumache in umido e tutti gli alimenti marocchini tipici.

Il secondo giorno lo iniziamo andando alla scoperta di uno dei giardini più belli del mondo, divenuto negli anni fonte d'ispirazione anche per Yves Saint Laurent, le Jardin Majorelle (70Dhs).

Con una storia che risale agli inizi del ‘900, le Jardin Majorelle è un luogo magico in cui i colori e la natura ti avvolgono e ti accompagnano in un luogo che sembra uscito da una fiaba esotica.

Quel blu indimenticabile, così unico da diventare il “bleu majorelle”.

Yves Saint Laurent e Pierre Bergé scoprirono il giardino durante il loro primo soggiorno a Marrakech, rimanendo incantati dalla struttura comprarono il giardino. I nuovi proprietari decisero di vivere nella casa dell'artista Jacques Majorelle, ribattezzata Villa Oasis, e intrapresero un ampio lavoro di restauro.

Le ceneri di Yves Saint Laurent sono state cosparse nel roseto della Villa Oasis, e un memoriale in suo onore venne eretto nel giardino.

Un’altra tappa molto interessante che abbiamo fatto a Marrakech è stata la visita alle concerie.
Siamo stati avvicinati da un signore che, senza chiedercelo, ha deciso di farci da guida. (Guida bene accetta dal momento che da questo punto in poi si entra in un’area “di lavoro”, non certamente in una strada qualsiasi aperta a tutti).
Ci hanno dato due rametti di menta, indicandoci di metterli sotto il naso qualora avessimo avvertito un odore troppo sgradevole.
Entrando nelle concerie abbiamo percorso una stradina che costeggia i vasconi. Qui la guida ci ha spiegato alcune fasi di lavorazione delle pelli, fra cui l’immersione in acqua, lo sbiancamento delle pelli e la loro essiccazione.

Una volta usciti dalla conceria, come per magia, ci siamo ritrovati nel negozio di articoli in cuoio e pelle di un amico/parente della guida. Qui ci sono stati mostrati vari articoli e abbiamo potuto provare la vera contrattazione marocchina.

La sera abbiamo deciso di cenare su una delle numerose terrazze presenti in piazza Jemaa el-Fna.

Dopo aver passato la serata in piazza ad ammirare balli e ad ascoltare i musicisti improvvisati decidiamo di rientrare nel Riad per riposarci. Il giorno dopo saremmo partiti per Casablanca.

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