Incontaminate, inesplorate, incredibili: le Isole Faroe sono una destinazione tutta da scoprire. Un arcipelago formato da 18 isole, immerse nell'oceano Atlantico settentrionale, e territorio autonomo danese situato più a nord.

Escursioni, kayak o gite in elicottero virtuali alle Isole Faroe, comodamente seduti sul divano. Le isole Faroe non sono mai state così vicine, grazie alla piattaforma www.remote-tourism.com che, studiata inizialmente per gli operatori, visto il grande successo riscosso, ora è disponibile per i viaggiatori di tutto il mondo, che potranno vivere un’esperienza di turismo virtuale tramite cellulari, tablet o pc.


Il nuovo sito permette di esplorare le isole in tempo reale, attraverso gli occhi di un locale. Territorio danese sperduto nel Nord Atlantico, a metà strada tra Islanda e Norvegia, le Isole Faroe emozionano per le grandi montagne, le cascate, le tradizionali case coperte di erba.

Come funziona?I locali faroesi saranno dotati di una videocamera in diretta, che consentirà ai visitatori virtuali non solo di avere una prospettiva reale sul posto, ma anche di controllare i luoghi e le modalità di esplorazione, utilizzando un joypad per girare, camminare, correre e persino saltare. Proprio come in un reale videogioco, il giocatore principale controllerà le mosse dei lontani isolani, che non solo esploreranno luoghi a piedi, ma voleranno anche in cielo in elicottero: questo offrirà ai visitatori da casa una prospettiva a volo d'uccello sui ripidi pendii erbosi, sulle 80.000 pecore, gli infiniti paesaggi marini e la campagna incontaminata e selvaggia di questo bellissimo arcipelago di isole.

Visto che nei giorni a venire passeremo molto più tempo del solito a casa, vi suggeriamo un'interessante attività fruibile tra le mura domestiche: visitare alcuni tra i più bei musei del mondo stando comodamente in poltrona.

Sono sempre di più le strutture museali che offrono veri e propri tour virtuali o che mettono online le proprie collezioni. Di seguito ve ne elenchiamo alcune tra le più interessanti in Italia e nel resto del mondo.

1. Pinacoteca di Brera - Milano

Collezione online disponibile QUI

2. Galleria degli Uffizi - Firenze

Ipervisioni: immagini ad alta definizione dei capolavori delle mostre virtuali, disponibile QUI

3. Musei Vaticani - Roma

Tour virtuale disponibile QUI

4. Museo Archeologico - Atene

Galleria fotografica online QUI

5. Prado - Madrid

Collezione online QUI

6. Louvre - Parigi

Tour virtuali online QUI

7. British Museum - Londra

Collezione online QUI

8. Metropolitan Museum - New York

Tour virtuali e collezioni online QUI

9. Hermitage - San Pietroburgo

Tou virtuale QUI

10. National Gallery of art - Washington

Tour virtuali e collezioni online QUI

Dormire sotto le stelle del deserto del Sahara era uno dei miei più grandi desideri.

Abbiamo prenotato la gita di due giorni e una notte direttamente nel riad in cui stavamo alloggiando a Marrakech.

Partenza all'alba, viaggio verso Zagora passando per Ouarzazate. Durante il tragitto si nota gradualmente il cambiamento di paesaggio, il verde si fa sempre meno per lasciare spazio alle sfumature di rosso e aranzione della sabbia.

La prima tappa è l’antica città fortificata di Ait-Ben-Haddou uno dei luoghi più rappresentativi (e più fotografati) del Marocco nonché patrimonio dell'UNESCO. Non a caso è stato scelto per le riprese di numerosi film, da Gesù di Nazareth, Il gladiatore fino alla conosciuta serie tv Game of thrones.

La seconda fermata è nella valle di Draa, rinomata per i suoi spettacolari ksour e kasbah.
Al termine della giornata arriviamo a  Zagora, ormai si era fatto buio e a dorso di un cammello ci addentriamo nel deserto per raggiungere le tende in cui dormiremo.

Percorrere il deserto di notte sotto le stelle a dorso di un cammello è stata un'esperienza fantastica, non si riusciva a vedere ad un palmo dal naso per quanto fosse buio, però avendo esperti beduini come guide potevamo goderci la vista delle stelle così belle da togliere il fiato.

A fine giornata abbiamo gustato una deliziosa cena in un bivacco tra le dune di Zagora.

Come descrivere la notte nel deserto? mi viene in mente solo una parola FREDDA!

La notte più fredda (ad oggi) della nostra vita. Quindi aveste intenzione di fare una notte nel deserto portate l'abbigliamento adatto.

Il giorno dopo sveglia prestissimo, contenti come bambini il giorno di natale di poter vedere l'alba nel deserto.

Ancora infreddoliti dalla notte passata aspettiamo il sorgere del sole; inutile dirlo, uno spettacolo mozzafiato.

Dopo esserci goduti lo spettacolo di madre natura ripartiamo tra le dune a dorso del cammello, prima di fare ritorno a Marrakech passiamo per le montagne dell'Alto Atlante.

Cosa portare nel deserto del Sahara

Azrou, cittadina dal caratteristico aspetto montano, ricco di casette con giardino disposte in modo talmente ordinato da farci sentire in Svizzera.

Lasciamo Azrou diretti verso sud, ma non senza visitare una delle aree più particolari dei dintorni del paese.

Alcuni chilometri dopo le ultime abitazioni la strada si tuffa in una natura lussureggiante e ricca di verde. Tutto intorno crescono alti pini e si distendono verdeggianti prati rigogliosi, è qui che inizia la Foresta di Cedri.

Arriviamo alla fine della strada asfaltata e lasciamo la macchina parcheggiata per iniziare la passeggiata a piedi in cerca delle famose bertucce presenti nella foresta. Sono bastati pochi passi per vedere le prime scimmiette. Nel piazzale principale sono presenti stand per l'acquisto di noccioline da dare alle bertucce.

 

Dopo qualche ora passata ad osservare e fotografare la foresta e le bertucce ci incamminiamo per tornare indietro e tornare a Casablanca dove ci fermeremo per la notte, prima di arrivare l'indomani a Marrakech e partire per il deserto di Zagora.

Meknes è riconosciuta come una delle città imperiali del Marocco e si trova tra Fez e Rabat.

Questa città ci rimarrà nel cuore, non tanto per un luogo in particolare ma quanto per le persone e l'ospitalità che ci hanno mostrato. La città possiede una Medina labirintica che inferisce alla città un’essenza misteriosa. Per questo motivo è davvero molto complicato orientarsi, nessuna cartina e neanche Google Maps potranno evitare di farvi perdere almeno un po’ di volte; per nostra fortuna abbia conosciuto Yassine, un ragazzo marocchino che come lavoro 'adesca' turisti disorientati come noi. Subito abbiamo cercato di allontanarlo ma poi siamo stati ben contenti di passare il pomeriggio con lui.

Abbiamo fatto il giro di tutta la medina imparando aneddoti su ogni quartiere, partendo da quello ebraico, chiamato Mellah,

passando per il quartiere delle spezie fino ad arrivare al quartiere degli artigiani dove ci ha fatto conoscere alcuni dei sui amici mentre erano a lavoro.

Inoltre siamo potuti entrare nelle concerie che sono diverse da quelle presenti a Marrakech e Fes; in queste concerie si utilizzano solo sostanze naturali e la differenza si nota subito dall'odore decisamente meno forte e aspro rispetto alle concerie visitate in precedenza.

Infine la nostra visita di Meknes termina a Plaza Lahdime, la principale piazza della città, dove si può vedere la porta Bab Mansour.

Meknes

Dopo il pomeriggio passato con Yassine, decidiamo di rilassarci in un bar con terrazza vista sulla piazza.

La sera dopo cena torniamo nel nostro riad a riposarci perchè il giorno dopo saremmo partiti per Azrou.

La medina di Fès è una delle più estese e meglio conservate città medievali del mondo, dichiarata Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco. Un labirinto di 9.400 vicoli, protetto dalle antiche mura, dove si concentra l'eccellenza dell'artigianato tradizionale marocchino.

A differenza delle altre città marocchine, qui gli abitanti del posto (chiamati fassi e non fessi) sono abituati al turismo. Infatti noterete che molti ragazzi dei negozi o dei ristoranti sanno come accalappiare il turista occasionale.

Con ogni probabilità, inizierete  la vostra visita alla medina dalla porta Bab Boujloud o Porta Blu. Qui si concentrano moltissimi ristoranti e caffetterie dove gustare un buon tajin o sorseggiare un tè alla menta. La porta è ben decorata e di sera risplende il blu che fa da contrasto con i palazzi circostanti.

Le concerie sicuramente rappresentano l’attrazione principale della città e  sono le più antiche concerie del mondo, dove decine di persone operano ancora come facevano in epoca medievale. Qui gli uomini fanno la pelle in una conceria circondata da case e negozi.

L’odore può essere piuttosto intenso, quindi è consigliabile una sciarpa per coprire il naso o utilizzare alcune foglie di menta, ma comunque niente di così sgradevole. Per scattare qualche foto dall’alto, sarete obbligati a entrare nelle terrazza dei negozi che vendono capi d’abbigliamento e accessori. Quindi armatevi di pazienza e lasciate qualche mancia ai procacciatori di clienti che vi hanno fatto da guida.

La visita di Fes è una passeggiata così incantevole che vien voglia di farla due volte. All'alba, nella luce che sorge dalle colline e al tramonto quando il sole colora di ocra e di rosso i tetti e le cupole. Visione indimenticabile, che si incide nella memoria come un invito a tornare.

Dopo aver passato la notte in riad, svegliati come al solito dal canto del muezzin, non poteva esserci risveglio migliore di una ricca colazione marocchina con vista sui tetti di Fes.

Dopo colazione siamo partiti per Meknes.

 

 

 

Non è un set cinematografico ed esiste davvero. E’ la città blu del Marocco, Chefchaouen. Incorniciata dalle vette del Rif, è una delle città più belle del Nord Africa e – anche se il turismo ha preso piede negli ultimi anni – va detto che a Chefchaouen non si arriva rapidamente, per cui è ancora oggi esclusa dai tour più classici. Però non è impossibile arrivarci, ha collegamenti con pullman da varie città come Fez e Tangeri, e nel caso in cui aveste affittato un auto, come noi, l’unica vostra preoccupazione sarà quella di impostare il navigatore e di trovare un buon parcheggio in città fuori dalla medina.

Si va a Chefchaouen per perdersi, letteralmente e metaforicamente. Non ci sono indirizzi particolari da menzionare né musei da visitare, questa piccola cittadina è un groviglio di vicoli, angoli nascosti e scale improvvisate che vi faranno sognare, facendovi vivere un giorno come dentro ad un acquario. La parte caratteristica, tutta dipinta di blu, si concentra nella Medina, un luogo così affascinante ed esotico che non puoi fare a meno di amare al primo sguardo.

Sul perché questa città sia dipinta di blu ci sono diverse teorie, alcuni sostengono che siano stati gli ebrei a dipingere le abitazioni per richiamare il colore blu del paradiso, secondo altri invece il motivo è puramente pratico: il blu funziona come repellente per le zanzare.

Dopo aver passato la giornata tra salite, discese e tè alla menta, andiamo a mangiare in un ristorante tipico marocchino nella piazza Outa-el-Hammam.

Dopo cena andiamo nel nostro bed & breackfast a riposarci perchè il giorno dopo saremmo partiti per Fes.

 

Rabat, capitale del Marocco ma meta non molto ambita dai turisti.

Si tratta di una città in forte sviluppo e cambiamento. Ci sono cantieri attivi in ogni dove, ma il centro storico è ancora davvero autentico con molta vita.

Nel complesso a Rabat si può dedicare una giornata o addirittura due.

Come la maggior parte delle località del Marocco, l’essenza si concentra nella Medina, con le sue viuzze strette e contorte piene di vita. È una medina pulita, ordinata e rispetto ad altre è abbastanza facile orientarsi.

Uscendo dalla mediana se si continua camminando con il mare alla nostra destra, velocemente ci avvicineremo al quartiere conosciuto come la Kasbah degli Oudaya, una zona dove predomina l’azzurro delle facciate dei palazzi; colore dovuto non tanto per rimanere in tono con il mare adiacente, ma perché tale è il colore della calce utilizzata per tenere lontane le zanzare. Visitando la Kasbah si arriverà al conosciuto Café Moura

dove sarà possibile prendere tranquillamente un tè marocchino (con menta e zucchero) per solo 10 MAD avendo una stupenda vista verso Salé e il mare.

Prendendo un “Petit Taxi” è possibile raggiungere Chellah.

Chellah è una fortezza che custodisce importantissime testimonianze romane come un Foro, un Hammam, etc. È un sito molto bello sia per la conservazione così come per la convivenza di resti fenici, romani, cartaginesi e arabi in uno spazio delimitato. Un luogo per il quale vale la pena spendere i 10 MAD richiesti.

Un'altra meta che non può mancare per la visita di Rabat è la Torre Hassan, i resti di una antica moschea del XII secolo composta dal minareto progettato dallo stesso architetto della Giralda di Siviglia.

La sera dopo aver mangiato in uno dei numerosi ristoranti tipici marocchini siamo tornati nel nostro riad.

Il giorno dopo saremmo partiti per Chefchaouen.

 

 

 

Casablanca è diversa da qualsiasi altra città del Marocco.

Appena arrivati, siamo stati colpiti da un'ondata di modernità.

Il punto di riferimento principale è sicuramente la moschea Hassan II, a picco sul mare.

Si tratta di una moschea immensa, la più grande del Paese: progettata dall’architetto francese Michel Pinseau, può accogliere 25 mila fedeli al suo interno e ben 80 mila nel cortile. L’architetto si è ispirato al Corano per il progetto, in particolare dal versetto che recita “il trono di Dio fu costruito sull’acqua”, perciò l’edificio si allunga sopra l’Oceano Atlantico.
La moschea di Hassan II è aperta ai non musulmani, ma per visitare il magnifico interno ci si deve affidare ad un tour guidato.

All’interno la grande sala di preghiera è divisa in tre navate, di cui quella centrale è più alta rispetto alle laterali ed è coperta da un tetto apribile, che consente ai fedeli di poter pregare sotto le stelle durante le notti limpide.

Dopo la visita alla moschea siamo andati nel secondo punto di riferimento della città, questa volta simbolo di modernità, il Morocco Mall, un centro commerciale sull’oceano che con i suoi negozi di lusso, ipermercato, ristoranti e l’Aquadream, un acquario gigante, è il più grande mall del continente africano!

Noi abbiamo passato una notte a Casablanca per non dover fare troppi km di percorso in una sola giornata, però doveste avere meno tempo rispetto a noi, anche una sosta di mezza giornata è sufficiente per vedere le principali attrazioni.

La sera siamo tornati in hotel. Il giorno dopo saremmo partiti per Rabat.

 

 

 

Una gemma caotica del Nord Africa rivisitata in chiave moderna, dove coesistono forti elementi della tradizione ma anche fattori di contemporaneità.

È una città da respirare, con i suoi profumi e i suoi odori acri.

È una città da ascoltare, con le voci dei mercanti e il suono del flauto magico degli incantatori di serpenti che non smette mai di suonare.

È una città da vedere; non per altro viene chiamata “la città rossa” per via del colore delle sue case che, per regolamento cittadino, devono essere assolutamente rosso ocra, come il colore della terra che la circonda.

Insomma è una città da vivere.

Siamo atterrati intorno alle 15:00, dopo il disbrigo delle formalità aeroportuali la prima cosa che abbiamo fatto è stata acquistare una sim locale, cosa che consiglio vivamente a tutti. Trovo sia il modo più economico per poter usufruire di internet senza problemi di connessione e quindi rimanere sempre in contatto con l'Italia, ma ancora più importante, di poter utilizzare le varie mappe online (indispensabili per un viaggio fly&drive come il nostro).

Dopo aver preso l'auto ci siamo diretti verso il riad. Fortunatamente avevamo un posteggio lì vicino nel quale abbiamo potuto lasciare l'auto e non spostarla per tutto il soggiorno. Appena arrivati alla porta d'ingresso del riad non eravamo molto convinti di essere nel posto giusto, sembrava l'ingresso di una casa privata e non di una struttura ricettiva; però non appena entrati siamo rimasti sorpresi da quello che nascondeva quel palazzo così anonimo all'esterno ma ricco di dettagli all'interno.

Più tardi ci siamo diretti verso il cuore della città, il souk.

Il souk comprende i mercati di strada che sono caratteristici della Medina, la parte antica della città racchiusa da mura imperiali.

Tantissimi sono i vicoli che partono dalla piazza Jemaa el-Fna e si diramano verso nord in quello che sembra un groviglio inestricabile.

Aromi di cumino e carne alla griglia si mescolano in anguste vie dove il sole filtra attraverso le tettoie in legno di palma e i negozianti attirano la vostra attenzione salutandovi in varie lingue diverse; è un eccitante fermento di gente che vende e che compra, di motorini che schivano i passanti come in un video games.

Potrà sembrare impossibile ma all'interno dei vicoletti così caotici si possono trovare giardini bellissimi.

Li consideravamo oasi di pace, nel caos della vita in città; luoghi che fanno perdere la cognizione di tempo e spazio.

Il primo giardino che abbiamo scoperto perdendoci per le vie del souk è stato le jardin secret. Spinti dalla curiosità del nome, abbiamo trovato un piccolo gioiello nel cuore della città vecchia. Si tratta di un giardino con entrata a pagamento (50 Dhs), quando entri in questo luogo ogni rumore si attenua nonostante si trovi all'interno della Medina. Si tratta di un doppio giardino, che riprende le forme e i contenuti della tradizione islamica, corredato di edifici storici, alberi da frutto, fiori, uccellini cinguettanti, e acqua che sgorga dalle fontane e scorre nelle tubature antiche di secoli.

Dopo il tramonto l’aria di piazza Jemaa el-Fna si riempie di fumo aromatico, di musica marocchina e l’area si trasforma in uno dei più frequentati ristoranti all’aperto del mondo con bancarelle di carne cotta sulla brace, pesce, lumache in umido e tutti gli alimenti marocchini tipici.

Il secondo giorno lo iniziamo andando alla scoperta di uno dei giardini più belli del mondo, divenuto negli anni fonte d'ispirazione anche per Yves Saint Laurent, le Jardin Majorelle (70Dhs).

Con una storia che risale agli inizi del ‘900, le Jardin Majorelle è un luogo magico in cui i colori e la natura ti avvolgono e ti accompagnano in un luogo che sembra uscito da una fiaba esotica.

Quel blu indimenticabile, così unico da diventare il “bleu majorelle”.

Yves Saint Laurent e Pierre Bergé scoprirono il giardino durante il loro primo soggiorno a Marrakech, rimanendo incantati dalla struttura comprarono il giardino. I nuovi proprietari decisero di vivere nella casa dell'artista Jacques Majorelle, ribattezzata Villa Oasis, e intrapresero un ampio lavoro di restauro.

Le ceneri di Yves Saint Laurent sono state cosparse nel roseto della Villa Oasis, e un memoriale in suo onore venne eretto nel giardino.

Un’altra tappa molto interessante che abbiamo fatto a Marrakech è stata la visita alle concerie.
Siamo stati avvicinati da un signore che, senza chiedercelo, ha deciso di farci da guida. (Guida bene accetta dal momento che da questo punto in poi si entra in un’area “di lavoro”, non certamente in una strada qualsiasi aperta a tutti).
Ci hanno dato due rametti di menta, indicandoci di metterli sotto il naso qualora avessimo avvertito un odore troppo sgradevole.
Entrando nelle concerie abbiamo percorso una stradina che costeggia i vasconi. Qui la guida ci ha spiegato alcune fasi di lavorazione delle pelli, fra cui l’immersione in acqua, lo sbiancamento delle pelli e la loro essiccazione.

Una volta usciti dalla conceria, come per magia, ci siamo ritrovati nel negozio di articoli in cuoio e pelle di un amico/parente della guida. Qui ci sono stati mostrati vari articoli e abbiamo potuto provare la vera contrattazione marocchina.

La sera abbiamo deciso di cenare su una delle numerose terrazze presenti in piazza Jemaa el-Fna.

Dopo aver passato la serata in piazza ad ammirare balli e ad ascoltare i musicisti improvvisati decidiamo di rientrare nel Riad per riposarci. Il giorno dopo saremmo partiti per Casablanca.

Natale in Marocco? perchè no!

Uno di quei biglietti aerei che acquisti spinto dal prezzo senza rifletterci troppo.

Inutile negarlo: ci sono alcuni luoghi che portano sulle spalle il fardello di innumerevoli stereotipi e preconcetti e, volente o nolente, a volte ci entrano in testa senza permetterci di ragionarci un po’ su.

L' unico modo per poterli eliminare è viaggiare.

Il nostro itinerario in Marocco ci ha portati a toccare con mano luoghi splendidi, dal deserto alle città, dai souk incasinati al silenzio dei riad, abbiamo avuto la possibilità di imbatterci in posti unici, attraverso un percorso che ha accarezzato il cuore del paese.

Un Fly & Drive di 12 giorni;

Abbiamo utilizzato l’aeroporto di Marrakech sia per l’arrivo che per il ritorno, tuttavia la scelta di due aeroporti diversi (in Marocco ce ne sono molti) potrebbe far guadagnare tempo.

Abbiamo quasi sempre alloggiato in Riad; ossia abitazioni tradizionali, costruite intorno a un giardino o a un cortile interno.

Negli ultimi anni, molte di queste abitazioni sono state restaurate e trasformate in alloggi per noi turisti: il riad è ormai conosciuto internazionalmente come una tipica struttura ospitale del Marocco.

Il nostro itinerario:

Giorno 1: Arrivo a Marrakech intorno alle 15:00; ritiro dell'auto a noleggio in aeroporto; giornata a Marrakech; Notte in Riad

Giorno 2: Intera giornata a Marrakech; notte in riad

Giorno 3: Partenza al mattino per Casablanca; Giornata nella città; notte in hotel

Giorno 4: Partenza per Rabat; Giornata nella città; notte in riad

Giorno 5: Partenza per Chefchaouen; Giornata nella città; notte in bed&breakfast

Giorno 6: Partenza per Fes; Giornata nella città; notte in riad

Giorno 7: Partenza per Meknes; Giornata nella città; notte in riad

Giorno 8: Partenza per Azrou; Pomeriggio nella foresta; Partenza per Casablanca; notte in hotel

Giorno 9: Partenza per Marrakech; Giornata a Marrakech; notte in riad

Giorno 10: Partenza per Zagora; Visita kasbah Ait-Ben-Haddou; notte in campo tendato

Giorno 11: Partenza per Marrakech; notte in riad

Giorno 12: Giornata a Marrakech; riconsegna auto in aeroporto; notte in aeroporto

Giorno 13: Partenza per Milano

E’ stato un viaggio che ci ha lasciato tanto, rivoltandoci come calzini per farci capire che non è mai come te lo aspetti, che può essere tanto o poco, fuoco o ghiaccio e donarti tutto o niente.

 

 

Certi scorci non sanno che farsene dei filtri fotografici: a colorarli con mille sfumature ci ha pensato la Natura. Dalla Cina all'America, ecco i paesaggi arcobaleno da ammirare nelle giornate più grigie.

Caño Cristales River - COLOMBIA

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Lo chiamano "il fiume dai 5 colori", o "arcobaleno liquido": in effetti il Caño Cristales, in Colombia, offre una gamma di colori che spazia dal giallo al rosso, al verde, passando per nero e blu. Il rosso vivo è prodotto da un'alga, la Macarenia clavigera, che fiorisce sui fondali da settembre a novembre, quando l'acqua è più bassa e più facilmente scaldata dal Sole.

Kawachi Fuji Garden - GIAPPONE

Si tratta di florido giardino colorato da 150 piante di glicine che potrebbe sembrare dipinto da un artista impressionista. E invece a fare la magia è la natura che si è letteralmente impossessata di questo lato di città, offrendo la possibilità di camminare attraverso un’esplosione di colori.

Grand Prismatic Spring - USA

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I colori abbaglianti della Grand Prismatic Spring, la sorgente termale più grande degli Stati Uniti nonché la terza più grande al mondo, sono dovuti alla presenza di particolari batteri nelle sue acque altamente mineralizzate. La sorgente si trova nel Parco Nazionale dello Yellowstone, Wyoming.

Red seabeach - CINA

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In una delle più grandi paludi al mondo, la composizione alcalina del terreno favorisce la crescita di alghe marine del genere Suaeda. Siamo nella Red seabeach, nella contea cinese di Dawa, e questo è lo spettacolo cui possiamo assistere.

Lake Hillier - AUSTRALIA

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Il lago di colore rosa, si trova nei pressi di Middle Island, la più grande delle isole che compongono l'arcipelago Recherche, al largo della costa di Esperance. l'origine del colore del è ancora sconosciuta, ma forse la strana tonalità è dovuta alla presenza di particolari batteri nelle sue acque, innocue per i bagnanti.

Grand Canyon - ARIZONA

Sono proprio le infinite sfumature di rosso ad aver reso il Grand Canyon una delle attrazioni naturali più amate e visitate del mondo.

Chefchaouen - MAROCCO

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Sul perché questa città sia dipinta di blu ci sono diverse teorie, alcuni sostengono che siano stati gli ebrei a dipingere le abitazioni per richiamare il colore blu del paradiso, secondo altri invece il motivo è puramente pratico: il blu funziona come repellente per le zanzare.

Montaña de Siete Colores - PERU

Sembra un dipinto, invece è tutto vero. Quando il ghiaccio che copriva il Vinicunca si è disciolto ha rivelato al mondo l’incredibile bellezza che nascondeva, ovvero i diversi strati minerali di cui la roccia era composta. Il rosso proviene dal ferro ossidato (noto anche come ruggine), il giallo è dovuto alla presenza di solfuro di ferro, il marrone porpora deriva dalla goethite o dalla limonite ossidata, e il clorito è ciò che causa la diversa tonalità di verde (esclusa la vegetazione).

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